Resoconto Festa del lupo 2014

Al Castello Manservisi  lezioni con esperti, mostra e laboratori per bambini.

Castello Marservisi - Castelluccio di Porretta Terme

Castello Marservisi – Castelluccio di Porretta Terme

Panoramica di Castelluccio di Porretta Terme

Panoramica di Castelluccio di Porretta Terme

Grande successo della quarta edizione dell’evento dedicato esclusivamente al lupo selvatico dei nostri boschi. La manifestazione è organizzata, sin dal 2008, dall’Associazione culturale Provediemozioni.it, www.italianwildwolf.it in collaborazione con associazioni dell’Appennino bolognese, Gente di Gaggio e gli Amici del Castello Manservisi, che sin dalla prima edizione hanno condiviso gli obiettivi della festa. La collaborazione della cooperativa ambientale Madreselva è stata essenziale nell’organizzare i laboratori per bambini e le escursioni in appennino sulle tracce del lupo.
Oltre 500 persone provenienti da tutta Italia, appassionati e curiosi, hanno animato il borgo di Castelluccio di Porretta Terme, è stata una vera invasione considerando che ci abitano solo 60 persone durante l’inverno.

Entrata del Castello

Entrata del Castello

Entrata del castello

Entrata del castello

Arabella's group - fotografi che hanno animato la mostra sul lupo

Arabella’s group – fotografi che hanno animato la mostra sul lupo

L’obiettivo principale di questa edizione era la percezione del lupo e far conosce qual’è la reale presenza del predatore in Italia. Fare corretta informazione sulla presenza del predatore, nel suo ecosistema, che spesso viene strumentalizzato da politica e media.
Molti ricercatori e appassionati sono intervenuti condividendo la loro esperienza raccolta sul campo in numerose regioni italiane (dall’estremo sud della Puglia e Basilicata, passando dal centro nord Emilia-Romagna e Toscana per arrivare fino al Piemonte e Liguria).

Sala del castello in cui si è tenuto il convegno

Sala del castello in cui si è tenuto il convegno

Stefano Semenzato che ha introdotto i lavori e Maria Perrone che ha coordinato gli interventi della giornata

Stefano Semenzato che ha introdotto i lavori e Maria Perrone che ha coordinato gli interventi della giornata

Relazione di Antonio Ianninelli

Relazione di Antonio Ianninelli

Relazione del Prof. Pennacchioni

Relazione del Prof. Pennacchioni

Relazione di Ethel Onnis e Stefano Polliotto

Relazione di Ethel Onnis e Stefano Polliotto

La location, il castello Manservisi, era stato adornato con oltre 100 fotografie e dipinti, di 12 artisti, di lupi selvatici italiani. La mostra ha rappresentato la maggiore raccolta italiana di fotografie di canis lupus ed è rimasta a disposizione dei visitatori fino a gennaio 2015, raccogliendo molti commenti positivi.

Scorcio di una sala del castello e parte della mostra fotografica

Scorcio di una sala del castello e parte della mostra fotografica

Mostra Progetto Medwolf in una sala del castello

Mostra Progetto Medwolf in una sala del castello

A questa edizione i laboratori dei bambini hanno avuto un ruolo importate di educazione ambientale che gli oltre 50 bambini coinvolti hanno seguito con attenzione grazie al grande lavoro di Elisa e Sara che li hanno saputi coinvolgere con giochi, lavoretti e favole.

Un momento ritratto durante i laboratori per bambini

Un momento ritratto durante i laboratori per bambini

L’escursione domenicale, guidata dal biologo Davide Palumbo, ha portato oltre 30 persone a vivere il territorio del Parco regionale del Corno alle Scale alla scoperta delle tracce dei lupi.

Panorama dell'appennino bolognese

Panorama dell’appennino bolognese

Escursione al Corno alle Scale con Davide Palumbo

Escursione al Corno alle Scale con Davide Palumbo

Escursione al Corno alla Scale

Escursione al Corno alla Scale

Orme di lupo durante l'escursione

Orme di lupo durante l’escursione

Particolare nel bosco

Particolare nel bosco

Escursione alla Madonna del Faggio per i più piccoli

Escursione alla Madonna del Faggio per i più piccoli

Escursione

Escursione

Gruppo di amiche all'escursione alla Madonna del Faggio

Gruppo di amiche all’escursione alla Madonna del Faggio

Per la prima volta uno sponsor locale, la Birra del Reno, ha contribuito personalizzando le confezioni di birra con un’etichetta speciale Festa del lupo 2014 disegnata da Gabriella Rizzardini.
Ma un grazie speciale va agli amici del Castello Manservisi, in particolare a Stefano Semenzato che ha introdotto l’apertura dei lavori. I castellani hanno ospitato egregiamente gli “amici del lupo” nelle stanze del castello e hanno preparato per tre giorni piatti tipici della montagna, caldarroste, salsiccia, polenta e dolci alle castagne.

Vogliamo condividere altre impressioni di amici che hanno partecipato all’evento.

Sonia Chelodi, giovane naturalista che ha partecipato alla festa del lupo e ci ha inviato le sue impressioni.

Sono un’appassionata di natura, nel senso più ampio del termine…iscritta alla magistrale di Scienze Naturali di Bologna.
Ho trascorso l’infanzia e l’adolescenza tra la città, il paese e la campagna in Alto Adige, tra galline, gatti e cani. Sono cresciuta prima nei boschi, sulle cime delle Dolomiti, ai laghi d’alta quota, a respirare l’aria e guardare il cielo, a sudarsi la cima e condividere le emozioni, sempre con una compagnia a quattro zampe dietro (e davanti, a fare da aprifila). E poi sono cresciuta, ancor più consapevolmente, sull’Appennino tosco-romagnolo, nel Parco d’Abruzzo, nel Parco del Gargano, sui Monti Sibillini e in tanti altri luoghi che rimarranno sempre nel mio cuore.
Il lupo è uno dei tesori di quest’ultimo, e proprio ora si sta riespandendo sulle Alpi. Mi auguro che tra non molto popoli anche le valli delle Alpi orientali e spero che il progetto LifeWolfAlps dia i suoi frutti; io da parte mia sarei onorata di poter fare un tirocinio nell’ambito della conservazione faunistica e mi sto attivando in tal senso. Per concludere il mio percorso accademico curando una tesi di cui io mi possa innamorare.
Facebook mi ha messa a conoscenza della Festa del Lupo (anche grazie a questo ho rivalutato il valore positivo del social network); partecipandovi mi sono resa conto dell’importanza nel proporsi, e sono convinta che tutte le edizioni sono state e saranno efficaci nel trasmettere passione ed intraprendenza a tutti noi, che, nel nostro piccolo, possiamo dare un grande contributo.

In quest’epoca in cui tante, troppe persone, corrono contro il tempo, rincorrono la moda, l’ultimo modello dell’Iphone, l’abito griffato, l’aperitivo in città, c’è ancora qualcuno che si prende il tempo di chiudere gli occhi e respirare l’odore del bosco, delle foglie cadute, della terra, godendo dello sciabordio dell’acqua del vicino ruscello o del canto degli uccelli. Qualcuno che è attratto dalle forme di vita del bosco, e le osserva con rispetto, attenzione e stupore…

Chi ama veramente la natura vede cose che gli altri neanche notano, tanto sono concentrati solo e sempre sul loro orticello. Come dice Antonio Iannibelli, chi ha cani e li vive rispettando, osservando e capendo la loro vera natura saprà che al mattino i lupi, loro fratelli, sbadigliano, fanno stretching e marcano il territorio con lunghe raspate.
Troppo spesso dimentichiamo che anche noi siamo mammiferi, attratti dagli odori, attenti alle espressioni minime del corpo. Come possiamo non renderci conto di una coda fra le zampe, di un’espressione di disagio (forse perché trattato come un soprammobile o un bambino?), o, al contrario, di un muso ridente ed una coda scodinzolante?
A proposito degli odori percepiti da noi uomini in modo inconscio, emblematico è in tal senso l’esperimento sul Major Histocompatibility Complex (MHC) proposto da Marco Galaverni: le femmine in periodo fertile (definiamole tali, perché Homo sapiens è un animale) sono attratte da maschi con MHC diverso dal loro, poiché garantiscono una maggiore fitness alla prole, una difesa da un numero maggiore di patogeni; al contrario le femmine che assumono la pillola, che mima una gravidanza, sono attratte da MHC simile, in quanto puntano a circondarsi di famigliari, che possano aiutarle a costruire il “nido”. Anche noi siamo animali…
Troppo spesso la nostra visione antropocentrica ci rende ciechi, riduce il tutto alla nostra prospettiva limitata, in cui spesso hanno la meglio i nostri pregiudizi, i nostri preconcetti, le nostre sicurezze che in realtà si rivelano essere insicurezze, frutto delle nostre paure. Ecco che la percezione di un animale come il lupo si inserisce in questo contesto, e se da una parte, come sostiene Davide Palumbo, il lupo è percepito come simbolo di coraggio e di valore (dai Romani che lo interpretavano come simbolo di pietas, del volere degli dei), d’altro canto l’opinione pubblica è legata a vecchi retaggi e vive il lupo come pericolo per l’incolumità di animali domestici e persone stesse (il grande carnivoro è perseguitato dal Medioevo). Ecco che nell’epoca contemporanea giocano un ruolo fondamentale i contenuti espressi tramite i mezzi divulgativi, e per nostra sfortuna il valore scientifico e conoscitivo di articoli di giornale e servizi tv è decisamente al di sotto delle aspettative. Articoli deleteri che ritraggono una fiera micidiale sono pane per i denti di chi vuole vendere una notizia che esalti, emozioni. Non rendendosi conto che facendo così ne risulta un’immagine distorta della realtà. Coloro che sanno usare il proprio cervello sanno andare oltre al mero titolo esaltante, sanno leggere tra le righe la veridicità delle informazioni, sanno interpretare correttamente la mancata citazione degli esperti che si sono espressi in merito. Ma è questa la condizione dell’italiano medio? Che dire delle ultime evoluzioni nel Nord Italia, impreparato all’arrivo del carnivoro? L’uomo deve imparare a non mettere davanti a tutto sempre e solo il proprio interesse; deve imparare che la sua vita, e la qualità di quest’ultima, sono legate a doppio filo alla qualità dell’ambiente in cui si trova e alla fitness dei suoi abitanti. L’introduzione di ungulati ibridati a scopo venatorio ha per esempio stravolto la naturalità, e la loro gestione è sfuggita al controllo e sta creando enormi danni all’equilibrio degli ecosistemi.
Il lupo non è un ideale, non è un mito, bensì è un animale con la propria natura, il proprio carattere, che cresce con l’esperienza, passo dopo passo. Si può vivere una vita intera senza incontrarlo, ma pensare che percorra nella notte i nostri stessi sentieri, che cresca dei cuccioli che giocano alla stregua dei nostri cani, curiosi ed incoscienti, ha già un qualcosa di magico intrinseco.
E’ da tempo che all’incoraggiamento “In bocca al lupo” rispondo “VIVA LA LUPA!”; il mio pensiero è andato spontaneamente ad indagare l’origine di questo detto. Immaginate che bello essere portati al sicuro nella tana da mamma lupa? Mi è capitato una sola volta di ricevere risposta al wolfhowling, da parte di un branco consistente, ed ho riconosciuto la voce dei piccoli. E’ stato emozionante. Sarà che la mia natura di donna mi porta ad essere particolarmente sensibile ai cuccioli…
Noi uomini spesso ci sentiamo “padroni” del mondo, depositari di una cultura ed un’intelligenza che non ha nulla da invidiare ad alcun altro animale. Quando ci fermeremo a pensare a quanto siamo piccoli su questa terra e a quanto la nostra vita sia un granellino di sabbia in mezzo al deserto? Tutti gli esseri viventi hanno pari dignità ed hanno una natura, un comportamento propri. Se ci fermassimo ad osservarla scopriremmo che in molti casi gli animali sono molto più intelligenti di noi. Il lupo per esempio sa bene quando nella vita il gioco di squadra paga, ma anche che ciascuno ha il proprio ruolo; chissà nella sua testa che immagine di noi è impressa, quando ci accerchia e ritorna sopravento alle nostre spalle per capire chi siamo, come racconta Stefano Franceschetti. O quanta esperienza di vita ha coltivato in 11 lunghi anni, come il lupo nero del Brasimone. Il lupo si comporta in base a come ci comportiamo noi nei suoi confronti… E’ guidato dall’istinto; se anche noi fossimo in grado di ascoltare il nostro istinto più profondo, potremmo comportarci in modo più corretto nei confronti della vita e degl’altri. Ma ecco che invece fa capolino la nostra visione, e ci ritroviamo a lasciare per esempio del cibo alla fauna selvatica, convinti di far bene, o a portare a casa il piccolo cerbiatto convinti che la mamma l’abbia abbandonato. In natura non operano il bene e il male, sono concetti prettamente umani; il finalismo, la nostra ricerca di uno scopo a tutto, in natura sono un buco nell’acqua…
Ecco che per mettere in atto una vera e propria salvaguardia della specie lupina come di tutte le altre specie viventi è necessaria una profonda conoscenza dell’ecologia e dell’etologia della specie. E questa non può prescindere da un’attenta osservazione. Come riporta Mia Canestrini, il vedere immagini come il lupo nero del Brasimone con i suoi consimili è emozionante, fa ricordare perché si è scelto un percorso di studi ed un lavoro nell’ambito della conservazione faunistica. E ha ragione! Lei è un bell’esempio di ragazza giovane ed appassionata che è riuscita a fare della sua passione un lavoro. Discorsi legati a temi quali i cuccioli confidenti e gli individui ibridi, da lei affrontati, sono più per gli addetti ai lavori, ma concetti come il non lasciare cibo alla fauna selvatica e non avere manie di protagonismo nel rinsanguare il pedigree del lupo cecoslovacco devono essere divulgati il più possibile. Affinché l’opinione pubblica cambi prospettiva!
L’uomo deve rispettare la capacità portante di un ecosistema. In Toscana il cinghiale è 3,5 volte più abbondante della media europea, e da adulto può addirittura diventare competitore del lupo (Duccio Berzi). Possibile che non ci rendiamo conto dei nostri interventi devastanti sulla natura? E poi ci lamentiamo se il lupo cerca una preda più facile, cioè la nostra pecora? Quanti danni, non stimabili, vogliamo ancora infliggere alla natura, e quanti, quantificabili, alle nostre attività quali la zootecnia? Una volta creato il danno ci si deve assumere la responsabilità di trovare misure di compensazione idonee, ottimizzando il rapporto costi/benefici. “Prevenire è meglio che curare” recita un detto…
Al di là dei discorsi tecnici, l’approccio artistico del soprano Ethel Onnis, in collaborazione con Stefano Polliotto, tocca corde dell’animo umano. Essere lupo diventa un’arte, e questo animale diventa oggetto del nostro rispetto più profondo. Saremo pervasi dallo stupore alla sua risposta all’ululato indotto, ed allo stesso tempo consapevoli del fatto che non dobbiamo avvicinarlo di più e che non dobbiamo recare disturbo (l’impatto si ha soprattutto in fase di colonizzazione di un nuovo branco, che può sentirsi minacciato e può essere portato ad una condizione di squilibrio, di erratismo indotto e di azione predatoria semplice su capi di bestiame – Prof.Giampaolo Pennacchioni). L’unione di natura e cultura, in questo caso, si rivela positiva, all’immagine del lupo si aggiungono suoni e musiche coinvolgenti…
Gli interventi dei giovani ricercatori con i diversi casi di studio in Basilicata, al Parco di Monte Sole ed in provincia di Parma sono stati istruttivi, ma l’intervento del pomeriggio che mi ha colpita di più è stato quello del Prof. Giampaolo Pennacchioni. La frase con cui si è presentato mi è rimasta impressa: “Sono venuto per esprimere un po’ di pensieri in libertà, senza filmati né presentazioni”. Al di là dei dati sulle dinamiche di popolazione e sull’etologia ed ecologia del lupo nella provincia di Foggia, i suoi sono insegnamenti di vita. Senza bisogno di supporto tecnologico, con semplici parole.
Egli ha sottolineato il fatto che dovremmo essere innamorati di ciò che facciamo, altrimenti è puro cinismo il nostro. La passione è fondamentale, ed è ancora più importante in un ambito come quello naturale, in cui di introiti in denaro non se ne vede l’ombra, si tratta di qualcosa di superiore, della qualità della vita di tutte le forme viventi. Sue testuali parole, che ricorderò per sempre: “I volontari ed i giovani hanno bisogno di questo: che i ricercatori scendano dal piedistallo e facciano vedere loro sul campo come si fa.”
Sono poche le persone brillanti che rimangono umili. Ed ancor meno quelle che gioiscono nel condividere e trasmettere la loro conoscenza. Se ci fosse più cooperazione e collaborazione tra noi in tutti gli ambiti, potremmo fare passi da gigante. Supereremmo quell’individualismo e quella competizione che pervadono la nostra società. Come dice il professore, ci guarderemmo negl’occhi. Io immagino lo sguardo del lupo che, come quello del cane, esprime qualcosa di vero, reale e sincero. L’uomo ha ancora un sacco di cose da imparare…
Con questo resoconto (un po’ fuori dalle righe mi rendo conto) io ho cercato di esprimere il mio pensiero, che si può riassumere in una frase: dovremmo ritornare alle nostre origini, riconoscere il nostro “lato animale” ed essere sinceri con noi stessi, e rispettare tutte le forme di vita nella loro essenza, senza volerla modificare per un nostro interesse, un nostro scopo. Sarò anche anacronistica, ma se i nostri figli tornassero a giocare con il fango, a costruirsi le case sugl’alberi, a fare il bagno nei ruscelli invece che stare al computer o al telefonino, ci guadagnerebbero in serenità futura… si riacquisterebbe quella misura e quel senso di normalità che a mio parere si sono persi.
La festa del lupo ha lanciato un ulteriore semino nel mio cuore, che germoglierà dando frutto. E’ prova tangibile del fatto che ci sono persone con cui ci si può confrontare su queste tematiche, e si tratta di persone che sanno capire. Poi, ognuno ha il suo, ma l’importante è stare bene. Di lì non si scappa. (Sonia Chelodi)

Fabio Quinto, arrivato dalla Basilicata per condividere la sua esperienza sul lupo e raccontare le sua attività legate ad un progetto sul monitoraggio del lupo nel materano.

Fabio Quinto e Gabriella Rizzardini al castello

Fabio Quinto e Gabriella Rizzardini al castello

Molti sono i convegni e seminari di studio dedicati al lupo in Italia ed in questi anni ho avuto la possibilità di partecipare ed assistere ad alcuni dei più importanti, di levatura nazionale ed internazionale.
Tutti molto interessanti e traboccanti di interventi di relatori di alto livello che in diverse zone del mondo studiano questa specie.
Studiosi e appassionati del settore si incontrano in tali contesti, ma la Festa del Lupo a Castelluccio di Porretta Terme è un altro modo di far conoscere il nostro predatore raggiungendo un gran numero di persone di diversa estrazione sociale, culturale e con un’attenzione particolare per i più piccoli.
Tutto si è svolto nello splendido scenario autunnale del Castello Manservisi, un antico castello del XVI secolo nel cuore dell’Appennino bolognese.
La tre giorni si è aperta con l’inaugurazione della mostra fotografica “Nel mondo del lupo” con l’esposizione di circa cento fotografie che ritraggono il predatore appenninico nel suo habitat naturale, dai boschi dell’appennino italiano alle alpi fino ad arrivare ai paesaggi murgiani delle gravine lucano-pugliesi.
Le opere sono di dodici fotografi naturalisti tra i più bravi d’Italia e due disegnatrici, Costantina Fiorini e Gabriella Rizzardini. Insomma una mostra unica nel suo genere dedicata al lupo, certamente la più grande d’Italia.
Il secondo giorno, forse uno dei più interessanti, con il convegno “La percezione del lupo in Italia”, si è dato spazio ai tanti ricercatori provenienti da varie regioni dello stivale, tra cui Puglia, Emilia- Romagna, Toscana, Piemonte, Liguria e dalla Basilicata il sottoscritto e Gabriella Rizzardini.
Non sono nuovo alla Festa del Lupo, infatti già nel 2012 avevo partecipato come relatore illustrando le fasi iniziali del progetto di monitoraggio nella Provincia di Matera. Oltre a illustrare la biologia del lupo appenninico, le tecniche di monitoraggio e il suo comportamento nei più svariati ambienti italiani, la quarta edizione della biennale ha voluto puntare l’attenzione sulla percezione del lupo nel nostro Paese.
Nel terzo millennio il lupo non gode di buona fama e tante sono ancora le leggende e le paure che aleggiano. Infatti sin dagli anni ‘70 si è radicata la convinzione, ancora oggi supportata, che il lupo ha ricolonizzato l’Appennino grazie ai “lanci col paracadute” da parte dello Stato o di chissà quale associazione animalista-ambientalista e c’è ancora chi giura di avere un amico fidato che dichiara di aver visto liberare coppie di lupi nei più disparati posti delle nostre montagne.
Interessanti tutti gli interventi, tra cui quello del toscano Duccio Berzi con la sua relazione su come gli allevatori possono difendersi dai lupi, come quella di Mia Canestrini sulla pericolosità delle ibridazioni e la problematica delle nuove razze di ibridi lupo-cane, come il lupo cecoslovacco. Bellissimo il documentario su lupo nero dell’appennino bolognese, “What’s wonderful wolf”, di Stefano Franceschetti e Alessandro Melchionda, quello di Antonio Iannibelli, “Un cuore tra i lupi”, e altrettanto bello il documentario su di un branco alpino di Stefano Poliotto e Ethel Onnis. Curiosa ed interessante la relazione su cosa rende il lupo sexy di Marco Galaverni e l’intervento di Davide Palumbo su come la stampa oggi e in passato i testi scientifici hanno indegnamente dipinto il lupo come un animale astuto e cattivo, famelico, sanguinario e assassino. La percezione del lupo nel Parco Storico di Monte Sole di Gianluca Maini, nel Parco regionale dei Boschi di Carrega di Silvia Guglieri, nel Parco della murgia del materano con le mie esperienze e quelle di Gabriella Rizzardini. Il lupo in Liguria raccontato da Paolo Rossi e l’intervento dalla Puglia del Prof. Giampaolo Pennacchioni, che ci ha raccontato delle prime ricerche sui lupi in Italia negli anni ‘70 con il Prof. Luigi Boitani, concludendo con la simpatica proposta di un progetto di studio e monitoraggio su chi come noi, studiosi e appassionati, dedica la maggior parte del tempo a cercare di avvistare il predatore dei nostri boschi.
Il terzo giorno è stato dedicato all’escursione alla ricerca dei segni di presenza del lupo con il biologo Davide Palumbo, su uno dei sentieri percorsi dai lupi del Corno alle Scale. Una bella passeggiata nei caldi colori autunnali dei boschi appenninici. I segni del passaggio del branco autoctono erano chiari: orme ed escrementi fumanti erano lì ad esporsi a chi mai aveva avuto la possibilità di vedere con i propri occhi quello che solo con un’osservazione attenta e mirata è possibile scoprire.
Un fine settimana di festa per il lupo, dove ognuno poteva trovare gli stimoli per costruirsi una propria idea libera su questo animale, dove gli esperti hanno imparato qualcosa da altre realtà del Paese, dove socializzare con gente di tutte le età davanti al camino con l’odore delle caldarroste e un bicchiere di vino, dove poter fare una passeggiata in montagna, dove realizzare il sogno di dormire in un castello da favola e soprattutto dove finalmente i bambini e anche i grandi non hanno più paura del lupo. (Fabio Quinto)

L’impressione di due followers della Festa del lupo sin dalla prima edizione. Si tratta di Riccardo Mancioli e la sua fidanzata estone Evelyn che arrivano dalla Lombardia e sono appassionati di lupi e animali selvatici.

E’ con piacere che accetto l’invito a scrivere le mie impressioni in merito alla Festa del Lupo, evento che seguo sempre con grande interesse e attenzione dalla prima edizione.
Prima di entrare nel merito è opportuno però che mi presenti e faccia alcune premesse. Abito a Milano e molto del mio tempo libero lo dedico al WWF dove svolgo la mia attività di volontariato occupandomi di tematiche ambientali come lo smaltimento dei rifiuti, la mobilità sostenibile, il risparmio energetico, il ripristino di aree degradate e così via, attività ambientali tipiche di chi, come me, vive in un ambiente urbano.
Malgrado la mia lontananza dalla Wilderness vera e propria ho sempre nutrito un grande interesse per la natura selvaggia che ho ricercato e che mi piace vivere in ogni mio viaggio sia in Italia che all’estero; quasi obbligatoriamente il lupo è stato l’animale che più di tutti ha catturato la mia fantasia e attenzione fin dalla mia infanzia. Quello che mi ha spinto ad interessarmi a questo predatore, oltre alla consapevolezza che la sua presenza è garanzia della bontà dell’ambiente dove vive, è stato constatare come la vita sia tenace e come un animale così pesantemente perseguito sia riuscito a sopravvivere in un ambiente sempre più antropizzato. Insomma, per me il lupo ha rappresentato e rappresenta un insieme di speranza per la convivenza sostenibile con le nostre attività, di bellezza e si…di affascinante mistero.
Posso dire di aver “rincorso” il lupo in ogni parco nazionale italiano, negli angoli più selvaggi del nostro paese, ovviamente senza successo. Quando anni fa mi capitò di accedere al sito “provediemozioni” prima e a “italianwildwolf” poi, ebbi la possibilità di vedere alcune delle foto di Antonio Iannibelli e rimasi assolutamente colpito, non solo perché ritraevano i lupi in un bellissimo ambiente naturale, ma perché le foto erano state fatte nelle montagne della mia infanzia: l’Alto Appennino bolognese. Ho percorso mille volte quei boschi con mio padre e mio fratello in interminabili gite estive e vedere che ora quegli stessi ambienti sono il rifugio di questo splendido animale mi ha dato un profondo senso di gioia e curiosità. Proprio grazie ad internet scoprii dell’esistenza della Festa del Lupo, da allora, insieme alla mia ragazza, sono un ospite fisso!
Partecipare mi ha permesso di entrare in contatto con persone che, pur provenendo da percorsi diversi, condividevano come me l’interesse per questo animale e le stesse preoccupazioni. L’aspetto che più mi è piaciuto è stato proprio l’approccio interdisciplinare a questo tema: ambientalisti, cacciatori, fotografi, amministratori pubblici e allevatori hanno offerto il loro punto di vista per un argomento non certo semplice soprattutto per quanto concerne la coesistenza con l’attività economiche dei territori dove il lupo vive. Quello che ho apprezzato è stata la sobrietà e l’obiettività di come questo articolato problema è stato affrontato e discusso, senza cadere in facili sentimentalismi o entusiasmi ma con grande obiettività e professionalità.
Poi certo, c’è il piacere di ascoltare le esperienze di chi il lupo lo ha visto o ascoltato: la maggior parte dei filmati sono di altissimo livello e restituiscono emozioni a chi come me, difficilmente un lupo lo potrà mai vedere in libertà. Per quanto riguarda le foto, in molti casi sarebbero davvero degne di un servizio su National Geographic Italia, non solo per la qualità tecnica (sono fotografo anche io e malgrado non faccia foto naturalistica, un po’ me ne intendo) ma per la storia che raccontano. Una in particolare mi è sempre piaciuta, quella qui di seguito di Iannibelli.

Foto di Antonio Iannibelli

Foto di Antonio Iannibelli

Seppur scattata in condizioni difficili (luce scarsa) testimonia chiaramente un momento di vera e propria vita selvaggia: lupi che inseguono un branco di cervi. Non so che esito abbia avuto l’attacco, ma poco importa perché personalmente non ho mai visto una cosa del genere nel nostro paese. Intendo dire che sembra fatta nello Yellowstone o in Jacuzia e invece siamo in provincia di Bologna, sul nostro appennino. Incredibile!
Il mio apprezzamento per la Festa del Lupo è sincero e genuino e mi aspetto tanto dalle prossime edizioni. Se posso permettermi mi piacerebbe che gli eventi futuri affrontino anche la situazione dei lupi europei più in generale (molti dei quali sono i “nostri” lupi). Poter discutere, scambiare idee ed esperienze con i “portatori d’interesse” degli altri paesi dove il lupo è ritornato o dove c’è sempre stato, darebbe un respiro più ampio e potrebbe essere un importante punto di riferimento, internazionale appunto. L’epoca che stiamo vivendo, pur tra le stridenti contraddizioni sociali e problemi economici enormi, è un periodo stranamente favorevole ai grandi predatori e credo sia opportuno parlarne quanto più possibile favorendo incontri e confronti. Il trend non si deve invertire.
Per quanto mi riguarda oltre che partecipare alla Festa, continuerò a fare le mie passeggiate e le mie gite in giro per le nostre montagne nella speranza di vederli e sentirli. Se così non fosse, parafrasando Marco Albino Ferrari nel libro “La via del lupo”, mi basterà sapere che loro mi hanno visto. (Riccardo Mancioli)

Riportiamo anche il commento di Alberto Angelici che ha partecipato alla Festa del lupo.

“Ciao Antonio, all’indomani della bella esperienza vissuta grazie a voi a Castelluccio, ci tengo a ringraziare te e le altre persone che con passione e professionalità hanno saputo dar vita a un evento davvero molto interessante, vivace ed emozionale. Complimenti per le belle foto ma soprattutto grazie di aver voluto condividere emozioni e sensazioni maturate nel corso delle tante uscite nel mondo della creatura Lupo. La tua voce ma anche il tuo sguardo hanno saputo trasmettere con eloquenza ciò che provi a contatto con quei branchi. Direi che il risultato che tutti voi vi prefiggevate, fornire di questo animale un’immagine corretta e realistica, scevra da pregiudizi e preconcetti, è stato raggiunto. Auguriamoci che il messaggio arrivi anche a chi, per ignoranza o malafede, continua a farne un ritratto falso o addirittura grottescamente demonizzato. Mi auguro di avere di nuovo occasioni di incontro con te e con chi, come te s’interessa di questo argomento. In bocca al…LUPO! Alberto”


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